19/03/2017 08:51

Sassuolo, Peluso: "Alla Roma toglierei Salah, il Napoli arriverà secondo"

Il difensore ha parlato di alcuni aspetti della sua vita privata e non solo



SASSUOLO PELUSO / Federico Peluso, difensore del Sassuolo, si racconta in una lunga intervista alla 'Gazzetta dello Sport'. L'ex Juventus ha svelato anche alcuni retroscena della sua vita da spogliatoio: "Lo spogliatoio è il luogo dove noi calciatori cresciamo, ci raccontiamo tutto, ascoltiamo le storie e i consigli dei più grandi. Certo, come succede anche nei bar, si parla anche di donne e automobili, ma non solo di quello. Discutiamo di ogni cosa. D’altronde, da quando abbiamo 6 anni vi passiamo praticamente ogni giorno della vita".

SERIE A - "I migliori? Direi che Buffon e Conte si siano meritati questi riconoscimenti. La Roma? Di certo non è un sfida come le altre. L’Olimpico è stato sempre il mio stadio e poi in tribuna avrò tanti parenti e amici. Ma a loro toglierei Salah. Podio finale? Juve, Napoli e Roma".

ARBITRI - "Essere arbitrati con la maglia della Juve dà vantaggi? Non direi. E' che le grandi in genere hanno cento occasioni da gol contro le cinque che capitano alle avversarie, così fa più rumore parlare di episodi che capitano alle big. In positivo o in negativo".

GLI INIZI - "Avevo 16 anni e quando la Lazio mi lasciò andare dopo 9 stagioni, pensavo che finissero tutte le grandi speranze, appunto. Invece ebbi la forza di andare lontano da casa, a Vercelli. Avevo il mito di Nesta e ho vissuto da vicino il periodo di Cragnotti. Una volta, quando ero all’Albinoleffe, sono stato vicino a tornarci, ma proprio per la voglia che avevo commisi l’errore di andare nella sede del calcio mercato. Il d.s. dell’epoca mi spiegò che così non si faceva, bisognava lasciar lavorare il procuratore. Fu controproducente, ma andò così".

JUVENTUS - "Ho ricordi bellissimi. Ho vinto due scudetti e un Supercoppa, ho giocato la Champions, ho conosciuto grandi campioni. Certo, ho un po’ 'subito' quella maglia. Avrei voluto avere più consapevolezza dei miei mezzi. Con la testa di adesso forse sarebbe stato un rapporto più lungo. Siccome mia moglie è tifosa della Juve, per farle dispetto le dicevo sempre: “Non ci andrò mai”. Invece quando mi chiamarono ci andai di corsa".

ERRORI - "Be’, l’autogol che feci in quell’Atalanta-Bologna del 2010 non lo posso dimenticare. Giocavo in nerazzurro e con quell’errore feci finire un campionato perché noi nerazzurri fummo in pratica condannati alla retrocessione, il Bologna si salvò e la Lazio non fu più costretta a fare risultato per evitare la B. Un errore così però ti tempra. Certo, ricevetti ringraziamenti ironici dai tifosi avversari, ma l’anno dopo partii con una grande carica addosso. D’altronde, solo toccando il fondo si può ripartire".

I COMPAGNI - "Berardi e Pellegrini? Calcisticamente sono pronti, ma per diventare campioni occorre esserlo a 360 gradi. Ma di una cosa sono certo: non sarei sorpreso se presto vedessi tanti miei compagni del Sassuolo andare in Nazionale. Sono forti e finalmente per i giovani italiani sta cambiando il vento".

 

 

M.D.A.



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